4 novembre 2016 – primo venerdì del mese

Ti adoriamo Gesù, Signore dei vivi e dei morti,
pieno di misericordia verso tutte le creature.
Concedi il perdono e la pace a noi
e a tutti i nostri fratelli defunti perché,
immersi nella tua beatitudine,
ti lodino senza fine ed intercedano per noi.

Intenzione Universale
Perché i Paesi che accolgono un grande numero di profughi e rifugiati siano sostenuti nel loro impegno di solidarietà.

Ascolto della Parola di Dio (Lv 19,33-34)
Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi.

 

Per riflettere
La foto del bambino curdo, morto in un naufragio, e che tutti noi abbiamo visto su una spiaggia, ha forse scosso le coscienze. L’Europa si sta frantumando sulla solidarietà dimostrando che, fino a questi tristi fatti, il fondamento dell’Unione Europea è l’economia e non la giustizia sociale. Dopo la caduta del muro di Berlino, che aveva dato il via alla libera circolazione nei paesi del Vecchio Continente, oggi ritornano le frontiere, i controlli, i muri, gli individualismi, la paura dell’incontro.
Come sempre, è Papa Francesco che, durante la giornata mondiale del rifugiato, fa appello alla comunità internazionale perché affronti con coraggio questa enorme crisi comunitaria, mediante iniziative diplomatiche, politiche e caritative. “E’ necessario non chiudere i cuori – ha detto il Papa – ma aprirli per costruire ponti che favoriscano l’incontro con l’altro, percepito come una possibilità e non come una minaccia. E’ necessario fare in modo che l’integrazione diventi vicendevole arricchimento e prevenga il rischio della discriminazione e del nazionalismo estremo. Le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri. Noi non vogliamo vincere l’odio con maggiore odio; vincere la violenza con maggior violenza; il terrore con maggior terrore. La nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia”. Costruiamo ponti, non muri!

Fa’, o Signore, che l’Europa ritrovi quei valori
che, nei secoli, ne hanno fatto “culla di civiltà”.

Meditazione personale silenziosa

Intenzione per l’evangelizzazione
Perché nelle parrocchie sacerdoti e laici collaborino nel servizio alla comunità senza cedere alla tentazione dello scoraggiamento.

Ascolto della Parola di Dio (Eb 12,3)
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

Per riflettere
Il Concilio Vaticano II, nel secondo capitolo della Lumen Gentium, pone in primo piano la comunione fraterna dei credenti, fondata sul Battesimo e sull’Eucarestia e un “nuovo stile” dei rapporti tra sacerdoti e fedeli laici. Questi ultimi non sono più solo destinatari della cura pastorale dei presbiteri, ma anche preziosi e indispensabili collaboratori nel servizio alla missione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo. Dice il Concilio: “Il ministero pastorale e l’apostolato dei laici si completano a vicenda”. Questo nuovo stile chiede ai laici un vivo senso di appartenenza ecclesiale oltreché la consapevolezza della propria corresponsabilità e necessaria partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. “Non è lecito a nessuno rimanere in ozio, scriveva Giovanni Paolo II, “ognuno deve fare la sua parte: sacerdoti e laici”.
C’è purtroppo, a volte, la tentazione dello scoraggiamento che tende ad appannare il vero senso di “appartenenza”. Sacerdoti e laici sanno che non hanno motivi di scoraggiarsi perché la storia è guidata dalla presenza del Risorto, è arricchita dai doni dello Spirito Santo e della premurosa attenzione del Padre. Per tenere lontano lo scoraggiamento, occorre una formazione teologica permanente, che sta alla sorgente di ogni collaborazione (percorso di fede e partecipazione ai Sacramenti). L’ascolto frequente della Parola di Dio è carburante per un vivere pacifico e attento alle necessità degli altri. Le nostre parrocchie hanno sempre più bisogno di persone credibili che sappiano dare testimonianza del Signore Risorto.

Guidaci Signore sulla via della fede autentica
e donaci forza e carità cristiana
da vivere nella fedeltà e nell’umiltà.

Meditazione personale silenziosa

Intenzione dei Vescovi
Perché, ascoltando la chiamata comune alla santità, seguiamo con rinnovato slancio il Signore Gesù, volto della misericordia del Padre.

Ascolto della Parola di Dio (Mt 11,29)
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Per riflettere
La testimonianza cristiana non è per prima cosa un insegnamento astratto ma è piuttosto una realtà concreta: ascolto, perdono, condivisione. Così ha fatto Gesù e, al tempo stesso, è ciò che ci invita a fare: “Vi ho lasciato un esempio perché, come ho fatto io, facciate anche voi”. In questo modo diviene vero quello che già l’Antico Testamento aveva annunciato: “Siate santi perché Io sono santo”. La santità di Dio consiste nel suo amore, che è più grande di tutte le miserie umane. Egli ci ama così come siamo e la sua misericordia fa miracoli, donando vita e gioia dove non erano più. San Giovanni scrive: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”. Noi siamo peccatori che hanno sperimentato in se stessi cosa è la fedeltà di Dio e la sua carità e quindi possiamo testimoniarla con le parole e con le azioni.
Gesù, che è volto della misericordia del Padre, chiede ai suoi discepoli di diventare segni, canali, testimoni della sua misericordia. E la misericordia si esprime, anzitutto, nel perdono, come afferma Papa Francesco: “Il cristiano deve perdonare, perché è stato perdonato! Se Dio ha perdonato noi, come non possiamo noi perdonare?” La chiamata alla santità è dunque la chiamata alla misericordia, che deriva dall’averla ricevuta, toccata e contemplata in Gesù Cristo. La vera devozione al Sacro Cuore consiste proprio nel seguire nella nostra vita l’esempio di Gesù. In questo modo ognuno di noi potrà dire, come San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. La nostra vocazione è rendere Cristo visibile nel mondo.

Signore, ti preghiamo affinché,
dimostrando nel mondo di avere amore gli uni verso gli altri,
ci riconosceranno come tuoi discepoli ed apostoli.